Guaraldi e la scommessa con Setti:
“Avrà il suo orologio, ma Pioli, mister 51 punti,
l’ho portato io…” Sicuri?

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Ha vinto la scommessa: e quindi l’ex vicepresidente del Bologna, Maurizio Setti, avrà il suo orologio. Ma se ha vinto, Setti  lo deve non a Bisoli, l’allenatore che lui aveva voluto, ma a Pioli, il tecnico scelto da Guaraldi. E’ lo stesso presidente rossoblù a mettere qualche puntino sulle ì, proseguendo il botta e risposta a distanza con il suo vice, attuale numero uno del Verona. Setti e Guaraldi lo scorso anno avevano fatto una scommessa: per Setti il Bologna avrebbe fatto almeno 50 punti: in palio un orologio. Di un punto, visti i 51 punti conquistati alla fine, ma l’ha spuntata Setti. “L’orologio lo avrà – assicura Guaraldi dalle colonne del Resto del Carlino – devo ancora stabilire quale, perchè non abbiamo specificato la marca, ma lo avrà. Io prima di quella volta non avevo mai scommesso in vita mia e non conoscevo le regole. Ora so che Setti ha vinto la sua scommessa, anche se dopo sei giornate l’allenatore che aveva scelto lui era fuori dai giochi e a quota 51 ci siamo poi arrivati con quello scelto da me ( anche se a Setti piaceva Sannino e Regno, vice di Ballardini, ospite a Tele 1, nel rievocare il rifiuto, colloca Pioli al quarto posto posto, dopo Delio Rosi, Ballardini e De Canio…) . Fa nulla. Ho perso? Pago”.  Come dire: Setti deve dire due volte grazie a Guaraldi: pagherà la scommessa, e in più ha contribuito a fargliela vincere portando Pioli…

L’ANTEFATTO – Pubblicato ieri su repubblica.it, a firma Simone Monari, ottimo collega. Verificato: tutto giusto, corretto, reale, come la sfiga…

“I muri parlano, a Casteldebole. E fra le tante analisi sulla crisi rossoblù ne filtra una curiosa, decisamente poco tecnica. “È tutta colpa di un orologio”, sospira l’interlocutore, passati pochi minuti dalla conferenza stampa in cui Pioli ha dettato le sue regole. “Tranquilli, questa squadra ha tutti i mezzi per salvarsi”, ha appena detto il tecnico e qualcuno, lì a due passi, storce la bocca. “Certo che ci salveremo, questo Bologna è più forte di quel che sembra, ma se certe scommesse venissero pagate sarebbe meglio”.

E che scommessa. Non uno scherzo fra ragazzi, ma una stretta di mano fra soci di peso. Gli amiconi che si davano pacche sulle spalle, prima di diventare cane e gatto, fra paci improvvisate, sorrisi forzati, duelli all’O.K. Corral, sfuriate, retromarce, attacchi, difese, contropiedi.
Avrete capito, da una parte Albano Guaraldi, dall’altra Maurizio Setti, ex vice presidente del Bologna attuale numero uno del Verona al centro delle cronache non solo per l’ottimo avvio di stagione in serie B ma anche per quegli incredibili cori contro la memoria di Piermario Morosini, costati alla società scaligera 50 mila euro di multa, oltre al pubblico ludibrio.
Che è successo a Casteldebole? Che il presidente Guaraldi non ha ancora saldato il suo debito. Non due brustulini… No, l’uomo di Padulle e quello di Carpi giocarono decisamente più alto. “Per me questa squadra qui farà più di 50 punti”, disse una mattina Setti a Guaraldi. C’era Bisoli in panchina, era luglio e si respirava il solito scetticismo alla bolognese. Più che una profezia, quella di Setti pareva quasi una bestemmia. Era partito Viviano, rimpiazzato da un belga, Gillet, decisamente basso e non dal curriculum esaltante. Se ne era andato Britos e poi Di Vaio sì, era rimasto, ma non si sarebbe mai ripetuto ai livelli precedenti. Per non parlare di Diamanti, un giocoliere che aveva spesso deluso e che comunque era arrivato solo perché Ramirez sarebbe stato ceduto.

Aveva invece ragione Setti. Ma questo ormai è acclarato. Non sapevamo, invece, che cosa lui e Guaraldi avessero scommesso. Un orologio da 50 mila euro, mica male. Un Patek Philippe, per la precisione. Non il Rolex da 20 mila euro che fu scippato al presidente in viale Isonzo, mentre proprio con Setti andava a vedersi a San Siro Milan-Barcellona lo scorso 28 marzo.

Quella scommessa non è ancora stata onorata. Da Verona Setti aspetta, ma fu lui mesi fa a mettere in guardia: “Le sventure si sa spesso da dove iniziano…”.
A Casteldebole qualcuno sta facendo gli scongiuri. Aumenti di capitale ormai non se li aspetta nessuno, ma forse quei 50 mila euro conviene pagarli.

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