Ugo Mencherini 24.000 spettatori al Dall’Ara e una curva contro la società

Cielo grigio su, spalti pieni giù. In uno stadio Dall’Ara teatro di un Bologna-Udinese crocevia della stagione rossoblu, a dominare la domenica pomeriggio è stato il “color malinconia” di cui cantava Guccini: sia dal punto di vista climatico, che dello spettacolo offerto in campo e del risultato raccolto dalla formazione felsinea, costretta ad un faticoso pareggio contro i friulani. Chi ha provato –ancora una volta- a colorare ed accendere la partita è stato invece il pubblico di fede rossoblu: 24.000 gli spettatori presenti, un dato che ha dell’incredibile se riferito al contesto in cui è maturato, quello di una formazione ultima in classifica (in termini di punti effettivamente raccolti sul campo), oltretutto in una Serie A i cui stadi sono sempre più vuoti.

Il “day after” della manifestazione della tifoseria a Casteldebole ha seguito le tracce che era lecito attendersi: in primis, il costante e rumoroso sostegno della Curva Andrea Costa alla squadra (“Lottiamo uniti” recitava lo striscione esposto dal Gruppo ControTendenza) e all’allenatore, anche nei momenti successivi al pari dell’Udinese, in cui la formazione rossoblu sembrava essere in balia dell’avversario. Tanti messaggi di affetto, sotto forma di cori e di un gigantesco striscione (“Fino alla fine Stefano Pioli”, firmato Vecchia Guardia) anche per il mister, che a fine partita –visibilmente commosso- ha voluto ringraziare la tifoseria: “Né da calciatore né da allenatore ho mai vissuto emozioni come quelle che mi sta regalando la tifoseria del Bologna. Queste sono cose che mi lasciano senza parole e mi danno un grandissimo stimolo a lavorare al meglio”. 

Un chiaro messaggio di fiducia da parte del pubblico del Dall’Ara nei confronti di Pioli, messaggio rivolto però anche alla società, per dissuaderla dalla convinzione di potersi risollevare dalle secche sportive in cui è incagliata, cercando un altro timoniere altrove.  Ma le attenzioni della tifoseria nei confronti della dirigenza rossoblu non si sono limitate a questo: eloquente lo striscione “Guaraldi game over” (esposto dalla Beata Gioventù), così come inequivocabili sono stati i cori con cui la Curva Andrea Costa ha chiesto al Presidente Guaraldi e al DG Zanzi di farsi da parte e di abbandonare il discutibile progetto legato alla realizzazione del nuovo centro tecnico.

Bologna-Udinese, quindi, non ha rappresentato un crocevia della stagione solo per quanto accaduto in campo, ma anche sugli spalti: oggi infatti è stato lanciato, chiaramente, “l’avvertimento” della tifoseria rossoblu. La pazienza nei confronti della dirigenza è finita: ora, dalla “stanza dei bottoni” di Casteldebole devono arrivare risposte concrete, mirate a costruire un progetto tecnico che consenta al Bologna di risollevarsi. Una certezza, comunque, in questa situazione sportivamente pericolante c’è: è il pubblico, che per numeri, passione ed attaccamento, più che al palcoscenico della salvezza meriterebbe di ambire a ben altri piazzamenti. E’ da questo che bisogna ripartire per ricostruire l’anima di un Bologna i cui interpreti -in campo e in società- avrebbero forse bisogno della determinazione di cui invece trasuda la tifoseria.

 

Ugo Mencherini

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