Sport e totalitarismi, Thuram alla mostra a Bologna. “Il razzismo è presente nella società”

“Il Novecento è un secolo che ha ancora vaste zone d’ombra, lo studio dello sport può contribuire a illuminarle”: con queste parole Matteo Richetti, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, ha inaugurato oggi la mostra “Lo sport europeo sotto il nazionalsocialismo”. Quella di Bologna – Casa Saraceni, via Farini 15 – è l’unica tappa italiana di questa rassegna, realizzata in collaborazione con il Mémorial de la Shoah di Parigi. E Richetti ha sottolineato il valore di questa relazione istituzionale, la fertilità di una proposta culturale rivolta, innanzitutto, a educatori e ragazzi. Tramite seminari, videoproiezioni, reperti storici, filmati d’epoca e rare immagini fotografiche, si pone l’attenzione sul periodo storico compreso fra il 1936 (Olimpiadi di Berlino) e il 1948 (Olimpiadi di Londra): Paul Dietschy e Laura Fontana sono i curatori della versione italiana della mostra, che resterà aperta fino al 21 dicembre. La valenza dell’iniziativa è testimoniata anche dall’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Si tratta di approfondire lo studio e l’analisi del rapporto fra sport, fascismo e nazismo, utilizzando i grandi avvenimenti sportivi come elemento essenziale. “Una mostra e giornate di studio importantissime, perché lo sport- ha sottolineato Richetti- in quegli anni si è presentato sia come straordinario strumento di manipolazione nazionalistica, di propaganda e di costruzione dell’identità nazionale, sia come atto di resistenza e di affermazione della propria esistenza”.

Jacques Fredj, direttore del Mémorial de la Shoah, ha spiegato come la decisione di occuparsi di questo tema sia nata dopo aver compreso come la storia dello sport sia inestricabilmente legata a quella del fascismo e del nazismo, regimi che hanno scientificamente strumentalizzato la passione sportiva. Quelle di Berlino 1936, ha aggiunto Fredj, “sono le Olimpiadi in cui si è manifestata la più grande perversione dello spirito sportivo, enfatizzando le pulsioni guerriere e annullando quelle altruistiche e solidaristiche. Lo sport, inoltre, è stato uno strumento orientato all’epurazione razziale”.

Introducendo il convegno “Lo sport europeo dai fascismi alla democrazia”, previsto dopo il taglio del nastro della mostra, l’assessore regionale alla Cultura, Massimo Mezzetti, ha voluto evidenziare come non solo i regimi totalitari abbiano usato la potenza dello sport, per esibire le proprie qualità organizzative e conquistare una supremazia simbolica: è infatti un fenomeno che in nuove forme prosegue tuttora. L’assessore ha chiesto al Coni di accantonare ogni timidezza nell’aprire i propri archivi, per consentire agli studiosi di fare piena luce su aspetti assai rilevanti della storia italiana, fra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento. Proprio l’uso strumentale dello sport fatto dal fascismo, infatti, spiega almeno in parte la diffidenza e persino l’estraneità con cui si è sviluppato il rapporto fra Stato e pratica sportiva in Italia, fino ai nostri giorni.

Lilian Thuram, ex calciatore fondatore e presidente della Fondazione Éducation contre le racisme, relatore al convegno e presente all’inaugurazione della mostra, ha affermato: “Il razzismo è una questione culturale e come tale è nella nostra società. Solo fino a pochi anni fa era anche accettato, se si pensa al Sudafrica dell’apartheid. E lo sport non ne è certo immune, se è vero che negli stadi possono urlare Balotelli non sei italiano: perché? Perché nero? Ripeto, il razzismo è una questione culturale, come il sessimo, bisogna cambiare il modo di pensare della società e per questo una mostra come quella che si apre oggi a Bologna è importante, per capire come per anni si sia propagandato il razzismo, la superiorità della razza, anche attraverso lo sport”.

Agli appuntamenti della mattinata erano presenti Artur Szyndler, responsabile del dipartimento ricerca ed educazione dell’Auschwitz Jewish Centre, Fabio Roversi Monaco, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Joël Meyer, Console generale dell’Ambasciata di Francia, Marcello Marchioni, della Giunta nazionale del Coni, Luca Alessandrini, direttore dell’Istituto storico Parri, Mauro Valeri, responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio, Stefano Versari, dell’Ufficio scolastico regionale, e il consigliere regionale Marco Monari (Pd).

All’esposizione si affiancheranno altre iniziative a cura dell’Assemblea legislativa per parlare di sport nell’Europa nazista e fascista. Tra le più significative, i due incontri pubblici: quello odierno e un secondo, il 4 dicembre, su “L’Italia fascista e lo sport, l’esaltazione del corpo e le leggi razziali: Primo Lampronti, Arpad Weisz, Gino Bartali”, con il contributo di prestigiosi esponenti del mondo accademico e dello sport, come appunto Thuram, e di giornalisti e scrittori come Carlo Lucarelli.

Tutte le iniziative sono realizzate e promosse dall’Assemblea legislativa in collaborazione con il Mémorial de la Shoah, con la partecipazione dell’Istituto Parri, di Aned e del Museo ebraico e con il patrocinio dell’Università di Bologna, del Coni regionale Emilia-Romagna, dell’Alliance Française, della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e dell’Ufficio Scolastico Regionale.

La mostra di Casa Saraceni resterà aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, con ingresso gratuito.

 

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