Paolo Alberti Dall’Andrea Costa un grido solo : ” Mo veh? “

Leffe, Sesto San Giovanni, Palazzolo, San Remo. Ci siamo stati, l’inferno calcistico non ha mai spaventato i ragazzi dell’Andrea Costa. Si tifa la maglia e basta, senza curarsi troppo di chi comanda o chi la indossa. E allora, proprio per questo, quando tanti Gruppi della Curva prendono una posizione contro la Società, occorrerebbe prestare un minimo di attenzione. E’ un segnale d’allarme, come si dice, e sabato a Casteldebole come domenica allo stadio, quel segnale è suonato. Sono mesi che, con sorprendenti capacità precognitive rispetto a gran parte della città, i tifosi più caldi stanno manifestando prima preoccupazione, poi aperto dissenso, nei confronti di chi possiede patrimonialmente quel che loro possiedono emotivamente, il Bologna. Bilanci traballanti, mercato da panico, nessuna progettualità, né figure di riferimento, che se le altre 19 squadre di serie A un DS ce l’hanno, qualcosa vorrà pur dire. In compenso, grande attenzione sul Centro Tecnico, su compravendite immobiliari e quote societarie. Una società di calcio che, di fatto, non fa calcio, fa altro, questa è l’opinione diffusa sui gradoni della Curva. Un “altro”, mo veh?, come dicevano i latini, molto vicino agli interessi personali di alcuni Soci del BFC, dal Presidente in giù. Per tutta risposta, si scopre ora che dalle casse del BFC sono usciti 1,6 milioni abbondanti per i terreni del CT, il 19 luglio, tra un antipatico Gillet venduto in fretta al Toro, un Mudy irriconoscente che va all’Inter e un Ramirez viziato ceduto agli inglesi. Bene, bello aver ragione, sai che soddisfazione.

Fabbretti, Gnudi, Menarini, Porcedda. Letti di fila, fanno impressione, come Leffe e tutto il resto. Aggiungerci un nome, forse è prematuro. Ma, occhio, ci si mette poco, in Curva.

 

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