Marras: “Resto convinto della buona fede di Porcedda. Io ho salvato il Bologna”

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Intervista realizzata da Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto all’ex amministratore delegato del Bologna Silvino Marras nel corso della trasmissione “Il Pallone in Rete”, in onda su E’ Tv e Radio Nettuno

Lei è un ex di Cagliari e Bologna, che domenica si incontrano. Che partita si aspetta?

“Entrambe le formazioni cercheranno di vincere, ma per me finirà in parità. Più che altro, però, è un mio augurio personale per non soffrire troppo: mi dispiacerebbe se una delle due squadre perdesse”.

Qual è la cifra tecnica di questo Cagliari?

“Pratica un bel calcio, è un gruppo affiatato e anche lo spogliatoio sta trovando equilibrio, spingeranno sull’acceleratore per non lasciare più punti in giro. Forse ha più quantità che qualità, però“.

Come vede il Bologna?

“Ha un attacco formidabile, ma deve sistemare la difesa. Inoltre Pioli, probabilmente per infortuni e scelte tecnico-tattiche, ha cambiato più volte formazione in queste prime giornate. Dietro si è cambiato troppo, ma fuori c’è un gioiellino, Portanova, che quando tornerà, darà certamente il suo contributo”.

A proposito: che idea si è fatto della vicenda Calcioscommesse?

“Penso sia arrivato il momento, se ci crede anche la Procura federale, che tutti si mettano una mano sulla coscienza e si giochi a calcio. Voglio solo guardare la partita e non sentire commenti che vanno al di là di quei novanta minuti”.

Lei ha vissuto una parentesi a Bologna con il presidente Porcedda. Cosa è successo realmente?

“Parto dall’inizio: sono venuto a Bologna,  ho fatto un’analisi economico-finanziaria del club e sono tornato abbastanza preoccupato per la tensione finanziaria e per l’indebitamento della società. Poi ho fatto alcune valutazioni che ho dato a Porcedda: il club aveva circa 40 milioni di ricavi e una spesa di 38 milioni per gli ingaggi dei calciatori. Stando così le cose, la società non può stare in piedi.”

Insomma la situazione era delicata.

“Sì, ma ho fatto notare a Porcedda che c’erano in scadenza di contratto diversi giocatori che guadagnavano molto, e si sarebbe potuto fare un progetto interessante. Aumentando i ricavi anche solo di 2-4 milioni e abbassando il monte ingaggi (cosa facile visti proprio i contratti in scadenza) economicamente saremmo riusciti a tenere la società in equilibrio. Quando siamo arrivati abbiamo portato gli ingaggi da 38 milioni a 26 milioni: gli spazi per i costi di gestione c’erano, ma restava da risolvere il forte indebitamento che c’era. A Porcedda dissi che avremmo risanato la situazione in tre anni, dopo i quali si sarebbe potuto permettere il lusso di avere cinque milioni di utile.”

Da cosa derivavano queste certezze?

“Per quell’indebitamento, lui aveva promesso che era in grado di portare nelle casse del Bologna il 50%. Quando gli ho fatto notare che quei soldi servivano nel giro di 5 mesi mi ha risposto che non c’era problema. Tuttora sono fortemente convinto che lui fosse in buona fede, perché una persona non in buona fede non fa un’operazione che alla fine lo porta a rimetterci 7/8 milioni.”

Quindi Porcedda ha fatto il passo più lungo della gamba?

“Non lo so: ho cercato di capirlo ma, fino a oggi, invano. Lui non può permettersi il lusso di buttare via certe cifre, quindi nella sua buona fede ci credo ancora.”

Ad un certo punto lei però ha avuto delle avvisaglie che le cose non stavano andando come ipotizzato.

“Si, ad agosto, quando ho visto che lui aveva problemi a portare in cassa i soldi che ci servivano. Diceva che aveva in piedi alcune operazioni finanziarie che stavano slittando nel tempo: poteva anche essere così.”

Quando ha iniziato a preoccuparsi?

“Quando è successa quell’antipatica situazione del 31 agosto, il giorno del posticipo con l’Inter. Abbiamo sofferto le pene dell’inferno fino alle 19 e in ufficio eravamo tutti preoccupati per cercare di avere l’esecutività per Garics, Ekdal e Rubin. Il via libera è arrivato all’ultimo minuto, al punto che l’arbitro aveva chiesto al team manager Sanfelice quale fosse la distinta dei giocatori da consegnargli. Fino a quel punto non sapevamo cosa fare e mi sono preoccupato. Ma il mio punto di vista era: o me ne vado, o resto qui a lottare. Se me ne fossi andato avrei abbandonato la barca e Porcedda: non è nel mio stile. Sono rimasto a combattere e ho combattuto fino a quando sono riuscito a salvare il Bologna dal fallimento. Da questo punto di vista mi prendo dei meriti: se avessi abbandonato non so come sarebbe finita.”

E’ ancora in contatto con Porcedda?

“Certo, ci siamo sentiti anche poco tempo fa. Lui però non è più tornato sull’argomento Bologna. Io gli ho fatto qualche domanda, ma lui ha risposto: ‘Lasciamo perdere, è acqua passata, è successo quel che è successo: pazienza. Nella vita sono cose che accadono, andiamo avanti’.”

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