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Con l’alto patronato del Presidente della Repubblica, l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna promuove tre appuntamenti dedicati allo sport fra totalitarismi e democrazia.

A Bologna, a Casa Saraceni (via Farini 15), martedì 6 novembre (ore 10) si inaugura una grande mostra realizzata in collaborazione con il Mémorial de la Shoah di Parigi: “Lo sport europeo sotto il nazionalsocialismo. Dai Giochi olimpici di Berlino ai Giochi olimpici di Londra (1936-1948)”. Videoproiezioni, filmati d’epoca, rare immagini fotografiche: Paul Dietschy e Laura Fontana sono i curatori della versione italiana di questa mostra, che resterà aperta fino al 21 dicembre e che ha riscontrato un ottimo successo in Francia.

Sono poi previsti tre appuntamenti di dibattito e approfondimento: il primo, sempre martedì 6 novembre, nella sala della Cultura di Palazzo Pepoli (via Castiglione 8)dopo l’inaugurazione della mostra, prevede una giornata di studi su “Lo sport europeo dai fascismi alla democrazia”, divisa in due sessioni: la prima (11-13.30) su “Sport e propaganda nell’Italia fascista e nella Germania nazista”, la seconda (14.30-16.30) su “Dall’oppressione al riscatto: lo sport e il potere nel passaggio dai fascismi alla democrazia”. Fra gli ospiti attesi, Jacques Fredj, direttore del Mémorial de la Shoah di Parigi, Lilian Thuram, ex calciatore, fondatore e presidente della Fondazione Éducation contre le racisme, Artur Szyndler, responsabile del dipartimento ricerca ed educazione dell’Auschwitz Jewish Centre. Ad aprire i lavori, il presidente dell’Assemblea legislativa,Matteo Richetti. Interverranno, fra gli altri, Fabio Roversi Monaco, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Joël Meyer, Console generale dell’Ambasciata di Francia,Marcello Marchioni, Giunta nazionale del Coni, Mauro Valeri, responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio, Stefano Versari, dell’Ufficio scolastico regionale, numerosi docenti universitari, giornalisti e scrittori.

Lunedì 5 novembre (9.30-16.30), in occasione dell’apertura della mostra il giorno successivo, nella Sala Polivalente dell’Assemblea legislativa (viale Aldo Moro 50, Bologna), è previsto un seminario di formazione per insegnanti, educatori e operatori museali per sviluppare percorsi scolastici e visite guidate alla mostra stessa. A chiudere l’incontro, alle 16.15, il sottosegretario all’Istruzione, Marco Rossi Doria.

Una seconda giornata di studi è poi prevista il 4 dicembre, sempre nella sala della Cultura di Palazzo Pepoli, dedicata a “L’Italia fascista e lo sport, l’esaltazione del corpo e le leggi razziali: Primo Lampronti, Arpad Weisz, Gino Bartali”.

Scopo di queste iniziative è procedere a una rilettura della storia europea degli anni Trenta e Quaranta del Novecento attraverso l’ottica dello sport, del suo tumultuoso sviluppo, avvenuto anche in seguito al forte investimento dei regimi totalitari. Fu allora che in Europa si affermò una concezione dello sport come straordinario strumento di propaganda e di costruzione dell’identità nazionale. Uno sport sottoposto a controllo ferreo sia sul lato della pratica che su quello degli spettatori, caratterizzato da politiche di esclusione degli atleti ritenuti indesiderabili, da umiliazioni e violenze inflitte a tanti protagonisti, alcuni sottoposti alla deportazione. Per i governi totalitari dell’epoca, le grandi competizioni sportive internazionali rappresentarono un palcoscenico su cui affermare la propria supremazia. E, tuttavia, non mancano le storie di sportivi divenuti simbolo di riscatto di minoranze oppresse. Lo sport è stato anche un potente strumento per chi resisteva a quei regimi, e persino per alcuni prigionieri nei campi di sterminio.

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