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Cucci

A

E’ da pochi giorni in tutte le librerie “Bad Boys”, il nuovo libro di Italo Cucci, una delle firme più prestigiose del giornalismo sportivo italiano, già direttore del Corriere dello Sport-Stadio e del Guerin Sportivo e attualmente direttore editoriale di Italpress. Si tratta di una raccolta di articoli, pensieri e riflessioni sullo sport più amato dagli italiani raccolti negli anni nella rubrica “La barba al palo”, che l’autore tiene settimanalmente sul quotidiano “Avvenire”, sul blog personale e su diverse altre pubblicazioni, e che racconta il periodo tra il Mondiale vinto nel 2006 e l’ultima avventura europea della Nazionale di Prandelli soprattutto attraverso le gesta dei suoi talenti più cristallini e discussi, Antonio Cassano e Mario Balotelli.

“Per un paradosso linguistico partorito da latente ironia, i Bad Boys, i cattivi ragazzi, sono – anche per mia colpa – calciatori famosi per la loro bravura accompagnata da atteggiamenti che i moralisti definiscono “non consoni alla figura dell’atleta, mentre i Bravi Ragazzi (Goodfellas) – celebrati in un film di De Niro – facevano parte del mondo di Al Capone… Dei Bad Boys – fortunatamente estranei a vicende criminose – si parla abbondantemente in tutti i giornali, alla radio, in tivù, spesso forzando i toni del racconto per il malcelato  desiderio di portarli alla gogna, di esporli al pubblico ludibrio, ritenendo le loro gesta pubbliche e private contrarie alla morale sportiva, meglio dire calcistica, mistero inglorioso del nostro tempo. Salvo rari casi, i miei Bad Boys, se anche non rappresentano modelli perfetti di vita, compaiono più spesso nel martirologio dei benpensanti che nella cronaca nera”.

Italo Cucci, una delle grandi voci del giornalismo sportivo italiano, ci racconta cinque anni di calcio azzurro partendo proprio da quei “cattivi ragazzi” pieni di talento che lui ama tanto, e sui quali, tra rimbrotti e polemiche, anche il Ct azzurro Prandelli ha scelto di rifondare la sua Nazionale. Da Balotelli e Cassano, “Balo” e “Fantantonio”, croce e delizia del nostro calcio: quelli che ancora trasmettono passione ed emozione con i loro colpi di genio, ben più immortali dei cosiddetti “colpi di testa”…

Partendo da queste certezze, Cucci ci accompagna lungo un periodo pieno di promesse più o meno mantenute, talenti sbocciati o smarriti, scandali veri o presunti che hanno segnato, e spesso condizionato, il periodo vissuto dal trionfo del Mondiale del 2006 all’avventura europea della nuova Italia di Prandelli. Un tempo scandito da storie, personaggi, campioni e bidoni, che il grande giornalista ha raccontato nella sua rubrica “La barba al palo”, sul quotidiano Avvenire, e nelle riflessioni del suo blog. Raccolte in questo volume, oggi, ci raccontano il passato prossimo per capire meglio il futuro. Con il fascino della profezia.

ITALO CUCCI, nato a Sassocorvaro nel 1939 è stato allievo di grandi giornalisti come Severo Boschi, Gianni Brera, Aldo Bardelli, Enzo Biagi. E’ stato direttore del Guerin Sportivo (per tre periodi diversi, rinnovandolo totalmente nel 1975), del Corriere dello Sport-Stadio (ancora tre volte), del Quotidiano Nazionale, del settimanale Autosprint e del mensile Master. E’ direttore editoriale dell’agenzia di stampa Italpress, editorialista della “Gazzetta di Parma”, di Avvenire e del Corriere della Sera, edizione di Bologna. Ha insegnato giornalismo alla LUISS di Roma e Sociologia della comunicazione sportiva alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo.

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