Giovanni Baiano
Tempi moderni: Romagnoli e il “caso Fortitudo”
Storie di ingiurie da terzo millennio

Un paio di cose vanno premesse a scanso di equivoci: le minacce di morte sono inaccettabili ed anche i tentativi di infrazione e scasso. Fanno pensare, tuttavia, le polemiche di questi ultimi giorni riguardo le ingiurie contro Giulio Romagnoli apparse sui muri del PalaDozza. Scritte che, a Bologna, vengono “demonizzate” da stampa e amministratori locali (ultimo l’assessore allo Sport, Luca Rizzo Nervo). Già, perché fortunatamente noi bolognesi il PalaDozza lo conosciamo bene, lo frequentiamo per una ragione o per l’altra da molto molto tempo. E a montare come in un videoclip tutti quei ricordi più cari del “Madison”, ci si accorge di non averlo mai visto “pulito”, privo di scritte sui muri. Scritte che spesso facevano sorridere, protagoniste anch’esse, in certe situazioni, dei ricordi stessi che rimontiamo nella memoria. Scritte di sfottò tra cugini (Virtus e Fortitudo), scritte contro avversari e rivali storici (Benetton Treviso) o semplicemente scritte di amore incondizionato ed eterno. Ritornando indietro con la mente, non ci pare che nessuno si sia mai lamentato troppo dei muri “imbrattati” al Palazzetto. O almeno non eccessivamente. Non ci sembra che si sia mai parlato di “gravi danni” che qualcuno dovrebbe riparare e ripagare. Eppure in questi giorni c’è chi pensa anche a denunce legali, c’è chi considera l’ipotesi che il Comune si faccia “parte lesa” per i “danni” subiti dal PalaDozza. Per delle scritte. Quello stesso Comune che non ha agito per tempo contro una società fallimentare che doveva all’amministrazione più di 6 milioni di euro. Ribadendo (non fa mai male) che le minacce di morte non sono accettabili, né i tentativi di scasso alle sedi di società sportive, come accaduto alla Libertas di Landi, socio di Romagnoli in Fortitudo 2011 (bisogna poi andar a verificare che le due cose siano collegate), vorremmo invitare una parte della stampa e qualche altro soggetto isolato ad un ritorno alla realtà: fuori dal PalaDozza, così come fuori dallo Stadio, scritte se ne sono sempre viste. Scritte che rientrano nei ricordi e nei cuori di molti tifosi, la maggior parte dei quali certamente “non violenti”. Ma, si sa, questi sono i “tempi moderni”. Tempi in cui viene “demonizzato” anche un semplice lancio di coriandoli contro politici. Lontani gli anni in cui al Teatro Comunale si lanciava frutta e verdura sul palco se lo spettacolo non era piaciuto. Lontani gli anni in cui il dissenso era accettato.

Una vecchia scritta contro Giulio Romagnoli

Questi “tempi moderni”, in cui una scritta può rappresentare un “grave danno”, tale da giustificare una denuncia. Con questo, lo specifichiamo, non vogliamo certo istigare a scrivere sui muri (ci mancherebbe). Ma vogliamo ricordare che, forse, sono altre le questioni su cui dibattere sui giornali e tra i corridoi di Palazzo D’Accursio.

Giovanni Baiano

2 Comments

  1. Massimo scrive:

    E invece no, i tempi sono cambiati.
    Questi non sono “tempi moderni” ma tempi di crisi, dove si fa fatica ad arrivare a fine giornata e dove mancano i soldi per far andare avanti i servizi pubblici.
    Se fino a due-tre anni fa imbrattare i muri era tollerato e “di moda” al giorno d’oggi non è più assolutamente accettabile dato che il ripristino va a intaccare le poche risorse della comunità.

    Le minacce in questione, inoltre, non hanno nulla a che fare con i messaggi di amore per la squadra del passato e con gli sfottò, ma sono dei tentativi di aggressione verbale rivolti a delle persone ben individuate ed ai tifosi che li sostengono e che oggi pomeriggio si recheranno al Palazzo.

    Non sono d’accordo col tenore di questo articolo.
    C’è troppo buonismo.

    • redaz scrive:

      C’è troppo buonismo? Al contrario: proprio perché sono tempi di crisi dove si fa fatica ad arrivare a fine mese, proprio perché mancano i soldi per mandare avanti i servizi pubblici, sarebbe meglio concentrarsi su questioni che riguardano davvero l’interesse della comunità, e non di pochi. Ma la mia è pur sempre un opinione, non “indiscutibile”. Dico solo che il “buonismo” è di quei giornali che lasciano troppo spazio per questioni del genere, anziché impiegarlo spiegando come mai il Civis è stato un disastro, il Peoplemover è un disastro, la sanità costa sempre di più, negli asili non ci sono posti per i bambini, le società sportive dilettantistiche (che sono quelle che mandano avanti il movimento) falliscono. Qui si pensa che per l’amministrazione sarà un disastro pagare la pulizia di due scritte? Se vogliamo fare i pignoli, allora andiamo a guardare chi fa le pulizie, ad esempio negli aeroporti. Scopriremo che gli addetti alle pulizie non vengono pagati o vengono pagati in ritardo di mesi e con lo stipendio ridotto fino al 40%. Io non faccio buonismo. Lo fa chi pensa che le questioni di cui occuparsi siano queste. Magari lo fossero: vorrebbe dire che stiamo alla grande, e invece no. L’amministrazione si vuole fare “parte lesa” contro ignoti? Spende meno a ripulire i muri che ad andare in tribunale, se la vogliamo mettere sui costi di gestione. Mi spiace, ma il buonismo non è nelle mie corde. Le minacce, lo ripeto (come scritto nell’articolo, sia nella prima e dico prima riga, sia dopo) non sono accettabili. Ma non sono certo il problema di Bologna, non certo il tema con cui riempire pagine di cronaca cittadina. Forse sbaglio. Forse hanno ragione altri. Io mi occuperei di altre questioni. Tutto qua.

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