Gianni Marchesini Strama batte nettamente un Pioli nervoso Antonsson da brivido e Diamanti irascibile

PIOLI 5

Dopo aver “giocato a specchio” (come direbbe Paolo Magnani) per mesi, Pioli sceglie di cambiare nell’occasione meno propizia. “Non mi interessa quale Inter ci troveremo di fronte – dichiara alla vigilia – dovrà essere il Bologna a imporre il gioco”.

In realtà Stramaccioni, assai meno esperto di lui, lo beffa proprio con le stesse armi. Prende atto che Pioli ha deciso di schierare due punte e un trequartista, quindi rinuncia a una punta (Cassano), inserisce un centrocampista in più (Mudingay) a braccare Diamanti, consente ai nerazzurri una superiorità nel mezzo, e libera un Cambiasso mortifero.

Una vera lezione di tattica impartita da un allenatore che predilige la fase difensiva e il controgioco a un collega appartenente alla stessa scuola di pensiero, il quale sembra però dimenticare che l’Inter arriva da 7 vittorie esterne consecutive in stagione e si espone più del necessario.

Pioli sembra non riuscire a trovare soluzioni stabili, contrariamente all’anno scorso. Forse perché il materiale (frutto di scelte avallate da lui) non gli offre opportunità adeguate, in difesa e a centrocampo. E la seconda espulsione nelle ultime cinque gare per un uomo di grande autocontrollo come lui è un segnale allarmante: se saltano i nervi a lui l’orizzonte si fa nero.

ANTONSSON 4,5

L’anno scorso, impiegato da centrale a Napoli, aveva sfornato una prestazione assai confortante. Ma l’inizio di questo campionato ci dice l’opposto. Prestazioni da brivido, sbandamenti a ripetizione, quasi mai in posizione, nessuna sicurezza né nella difesa a 3 né nella difesa a 4.

Con l’Inter una preoccupante conferma. Due colpi di testa lasciati a Ranocchia (uno fuori di un palmo e uno dentro) a pochi metri dalla porta saltando fuori tempo e quasi in soggezione, una mancata chiusura sui gol di Milito e Cambiasso in mezzo a una difesa sbracata. Unica attenuante: il centrocampo filtra pochissimo e gli avversari danno l’assalto a praterie vuote.

DIAMANTI 6

E’ il capitano. E’ l’uomo di maggiore qualità (persi Ramirez e Di Vaio). E’, con Gilardino, una delle pochissime risorse di una squadra gravemente e colpevolmente impoverita. Si spende molto, tira a ripetizione, serve l’assist a Cherubin, si vede togliere il pallone da sette da Handanovic. In sostanza cancella le ultime prestazioni sotto tono. L’ avversario di alto livello ne stimola l’orgoglio. Meriterebbe un 7.

Ma (a parte il consueto calo a metà ripresa) va a pescare l’ammonizione che lo estromette dalla partita di mercoledì a Torino con la Juve. Deve ricordarsi che per chi porta la fascia il rapporto con gli arbitri cambia. Per non cadere nelle trappole deve tenere la lingua a freno. Ma forse è chiedere troppo.

 

 

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