Che fine ha fatto il Bar Otello?
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Pubblichiamo di seguito una lettera arrivata in redazione. La pubblichiamo non per la sua “notiziabilità”, né per l’interesse particolare di un sito sportivo e di spettacolo. Ci ha colpito, però, il senso di scoramento dell’autore, che ci pare possa ben rappresentare quel sentimento di amarezza sempre crescente tra una parte dei cittadini di Bologna e non solo. Non pubblichiamo la lettera perché nostalgici di un passato che non tornerà più (e che tra l’altro buona parte di noi non ha neanche vissuto), ma perché crediamo possa essere utile fornire ai lettori uno spunto di riflessione sull’andamento generale della società e in particolare della comunità bolognese, che un tempo sapeva reagire con forza a dimostrazioni di malessere, e speriamo possa riuscire a farlo anche oggi…

“Una volta a Bologna esisteva in via degli Orefici 15 il Bar Otello. Era un vecchio, scalcagnato e mitico bar dove, fermandoti un attimo e pure senza entrare, raccoglievi gli umori della gente, il sentire dei bolognesi e avevi il polso della situazione della città su tutto lo scibile. Se piazza maggiore era il tempio della discussione politica, il bar Otello era l’agorà del quotidiano. Era la “città vecchia” in versione bolognese cantata da De Andrè dove ““Li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno, a stracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo”.  Il Bar Otello è anni che è morto. Fino a qualche settimana fa è stato sostituito da un bar tabaccheria. E fin qua poco male. Dispiace si, ma non bisogna per forza tenere in vita qualcosa che non c’è più.

Il Bar Otello ai vecchi tempi

Il problema è che ora in quello che fu prima il Bar (con la B maiuscola) di Bologna, e poi un’anonima tabaccheria, è nata una sala slot-machine. In quello che una volta era il tempio della condivisione e della socialità, ora ci sarà un limbo di alienazione e solitudine. Non serve ribadire come l’avvento delle slot-machine nei bar italiani ha portato sul lastrico migliaia di famiglie. Non serve neanche riportare statistiche e neanche raccontare storie di persone che si conoscono che sono cadute nel vizio. No, basta semplicemente guardare la faccia, priva di sorriso, di chi è seduto davanti ad una macchinetta. Basta la sua non-espressione. Io sogno che Bologna, città medaglia d’oro alla socialità e alla condivisione, si batta per la chiusura di un posto del genere. Perché una sala slot-machine, nel centro della città, in quello che fu un bar storico, non è solo uno scempio estetico e uno schiaffo morale. E’ un pericolo per la vita dei suoi abitanti. Dei suoi abitanti più deboli che vedono nel gioco d’azzardo l’ultima speranza a cui aggrapparsi. Non si tratta di facili moralismi.

Il Bar Otello ai giorni nostri

Le bische ci sono sempre state e sempre ci saranno. Ma chi si avvicina a questi ambienti non lo fa per caso, non sono a portata di mano e c’è una sorta di “selezione naturale all’ingresso”. Qui no. Qui, davanti a tutti e con il consenso e l’interesse economico dello Stato, si è aperto un luogo accessibile a chiunque, dove si può affidare la propria speranza ad una macchina che è stata costruita per farti perdere. E questo non può essere permesso. Non a Bologna”.

Gianluca Marranghello

 

2 Comments

  1. lfa scrive:

    POsso solo dirre che è orrenda cosa.
    Al bar Otello si sondava l’umore della città ora che cosa? la perdizione? l’isolamento ? l’adolescenzialisno.

  2. […] [Pezzo pubblicato in formato ridotto il 27 novembre 2012 su: http://www.playbologna.it/che-fine-ha-fatto-il-bar-otello-storie-di-una-citta-in-via-destinzione/ ] […]

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