Andrea Tedeschi Virtus e Biancoblù vincono ancora ma la città s’interroga sugli ingressi agevolati, come se fosse un problema…

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Bella, la statistica esposta sulle pagine di alcuni quotidiani non solo locali ad inizio settimana. Virtus e Biancoblù portano 12000 persone abbondanti nei salotti più rinomati del nostro basket e se sommassimo, a questo dato così prestigioso, tutti coloro che, nel corso del weekend, hanno riempito le palestre della nostra provincia per assistere alle sfide dei campionati ‘minori’, ecco che tornerebbe ad emergere la vera essenza di una Basket City perdipiù privata del migliaio che migrava, abitualmente, per seguire la prima squadra degli Eagles.
A tal proposito, si disquisisce ancora sul futuro di quel che resta di Eagles stessa. Il settore giovanile (sebbene le richieste di una delegazione di dirigenti e genitori scesi a Roma a colloquio con Laguardia e Crotti non parrebbero esser state accolte) procede la sua attività, in attesa però di nuove, prossime scadenze che potrebbero, a quel punto, costringere Giulio Romagnoli ad alzare definitivamente bandiera bianca, con lo svincolo immediato di tutti i 47 tesserati (15 di proprietà Eagles, e ci si chiede di chi siano gli altri, e perché si é arrivati a ciò ).
Il patron della Biancoblù, in ogni caso, sorride di gusto per l’ennesima performance della sua prima squadra, che stende Trieste al termine di un’altra partita giocata gettando il cuore oltre l’ostacolo, e archivia (ci si augura definitivamente) la bruttissima parentesi delle scritte minatorie sui muri del Paladozza che hanno portato, nell’ultimo fine settimana, a dover incrementare il servizio d’ordine tanto in Piazza Azzarita quanto al CRB Club, laddove era impegnata la Libertas del socio Landi.
Pare ormai evidente che, per il secondo anno consecutivo, dovranno ancora essere gli italiani a tirare la carretta il più a lungo possibile, in un campionato dove, solitamente, sono gli extracomuniatri a fare la differenza. Poco male, però, se i risultati sono questi. Salieri gongola per la regolarità di capitan Pecile e dello splendidio Cournooh, oltrechè per i lampi di Cutolo e di un Pini in costante miglioramento.
L’imprescindibile importanza dei giocatori extracoumunitari si evince, inoltre, analizzando il momento della Virtus di Finelli, tornata al successo (unica cosa che contava contro Roma) in seguito ai due brutti rovesci di Caserta e Reggio Emilia. Minard, Hasbrouck e Smith tornano sugli scudi, ricevono applausi e sono i primattori della bella recita confezionata dalla Finelli-band contro la buona Acea di Calvani. Come sostenuto nell’ultima analisi su queste stesse pagine, non si può pretendere che siano Moraschini, Gaddefors ed Imbrò (pur pienamente collaudati nel sistema) a risolvere la tenzone domenicale. E sostenere che anche una Virtus che si aggiudicherà il premio per il maggiore utilizzo degli italiani rimanga, nella sostanza, USA-dipendente non credo sia una menzogna.
Per chiudere, una considerazione personale nei confronti di chi fa notare come Unipol Arena e Paladozza si tornino a gremire anche per via degli ingressi omaggio concessi da Sabatini e Romagnoli.
Meglio cercare oggi, nel pieno della crisi che stiamo attraversando, qualsivoglia maniera per fare accorrere bambini e ragazzi in parte ancora, legittimamente, lontani dai problemi che li circondano, magari alimentandone la passione in vista di un futuro che tutti ci auguriamo meno problematico, oppure stroncarne sul nascere il desiderio di avvicinarli al basket poichè impossibilitati a farlo (non sarebbe affatto una colpa) o per via dell’assenza di idee alternative che gli consentano di abbracciare da sùbito il mondo della palla a spicchi? Io, senza pensarci neanche, accendo la prima. Non provarci nemmeno, sì che sarebbe una colpa!

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