Andrea Tedeschi Sabatini si addossa la crisi Virtus, si ferma la Biancoblù a Verona

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‘Ho agito d’istinto, meditando le mie intenzioni fin dal lungo viaggio di rientro dall’ignobile sconfitta di Caserta. E chiamare Ferracini (agente in Italia di Minard) lo scorso lunedì mattina per proporgli una transazione col suo assistito, visto a posteriori, è stato un errore. A Reggio potevamo vincere, non abbiamo giocato bene ma in modo nettamente diverso rispetto al Palamaggiò. Il gruppo, Finelli su tutti, ha la mia fiducia e gli stipendi sono regolarmente pagati’.
Parole e musica di Claudio Sabatini, sempre più unico portavoce della Virtus, nel ritrovo del post PalaBigi che rischiava (rischia) di poter lasciare quelle scorie che l’Amministratore Delegato dei bianconeri ha cercato di allontanare con le dichiarazioni sopra citate.
Un vero e proprio,oltrechè inusale, mea culpa nel pomeriggio in cui erano in tanti, invece, ad attendersi il pugno di ferro nei confronti di Smith e Minard o un nuovo richiamo al coach, col quale Sabatini risulterebbe aver avuto un acceso confronto dopo la sconfitta di Avellino.
Niente di tutto ciò, ecco la carota al posto del bastone che, in ogni caso, non modifica la sostanza di un gruppo che a Reggio Emilia, al cospetto di una Trenkwalder giunta al suo quinto sigillo consecutivo, ha giocato troppo a sprazzi per poterla spuntare. Virtus nervosa, la cui diapositiva finale costata il tecnico a Smith (multa probabile e..consigliabile) esemplifica il momento di tensione vissuto dal gruppo. Minard svuotato di energie, al quale Sabatini ha abilmente concesso un’ulteriore settimana di bonus cercando di mantenerlo avulso da critiche inevitabili dopo una prestazione tremendamente avulsa come quella del PalaBigi. Hasbrouck ancora troppo altalenante (primo tempo disastroso) e un Poeta costantemente impegnato a palleggiare piuttosto che a creare situazioni di gioco per compagni innescati con maggior profitto dall’ottimo Imbrò, la generosità di Gaddefors e Moraschini e la serataccia di Rocca fanno da corollario a una sfida dove Jeremic, James e Brunner si sono scoperti frombolieri a dispetto di medie al tiro dall’arco solitamente da censura. Reggio vince con merito e ora, nella settimana che condurrà al match contro Roma domenica prossima all’Unipol Arena, Finelli dovrà lavorare non solo sull’aspetto tecnico-fisico del suo gruppo.
Perde anche la Biancoblù ma l’analisi, su questo fronte, non può che essere differente. Prima sconfitta al sesto appuntamento, perdipiù su un parquet ostico come quello di Verona e nella serata in cui agli scaligeri è riuscito davvero tutto. Ci sta eccome, calcolando che Salieri non è partito, quest’estate, coi favori del pronostico. Bologna sparacchia malamente dall’arco e sotto le plance il duello è nettamente appannaggio dei veronesi. Primi minuti per Gasparin mentre il trio Harris-Mosley-Drenovac incappa nella serata no alla quale, stavolta, i vari Cournooh, Cutolo e Pecile non riescono a sopperire. Niente di grave, come detto, e attenzione da sùbito focalizzata al confronto che domenica prossima, al Paladozza, vedrà opposti i bolognesi alla pericolosa matricola Trieste.

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