Andrea Tedeschi Le figurine di Armani e i cinni di Sabatini

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Riconosciamolo senza indugi: se con Myers e la Biancoblù l’accordo si fosse trovato, la Virtus avrebbe nuovamente ceduto in prestito Matteo Imbrò, il cui campionato inizierebbe fra qualche ora in quel di Casale Monferrato. Onesto, a più riprese, lo stesso Sabatini ad ammetterlo senza reticenze.
Finelli, dal canto suo, mai si sarebbe voluto privare del talentissimo di Porto Empedocle e alla fine, grazie anche alle complicità altrui, l’ha spuntata.
Detto ciò, la notte magica di Casalecchio (stesa con merito Milano, ennesima collezione di figurine costata cinque volte i bianconeri) ha sì esaltato le doti del funambolo Hasbrouck, le fiammate di Smith e l’indispensabilità del sontuoso Rocca ma ha soprattutto consacrato ai grandi palcoscenici (come potrebbe non esserlo la sfida fra le due squadre italiane più vincenti di sempre davanti ad 8000 spettatori?) la sfrontatezza di Imbrò, Gaddefors e Moraschini, investimenti di peso di una società che da diversi anni lavora sempre più insistentemente sullo sviluppo di un settore giovanile destinato a produrre talenti per la prima squadra.
Ed ecco che, pochi mesi dopo essersi laureata Campione d’Italia nelle categorie Under 19 e Under 17, i frutti del lavoro confezionato dalla triade Sabatini-Faraoni-Finelli hanno subito generato i responsi più attesi. Imbrò: 21 minuti in campo, una tripla e tre assist, rimpiazzando al meglio il malconcio Poeta grazie ad una lucidissima gestione dei ritmi.
Gaddefors: 6 punti, una tripla nel primo tempo e una bimane affondata nel paniere avversario. Moraschini: sette minuti sul parquet senza risparmairsi e lasciare ad altri iniziative che diversi suoi coetanei (anche in virtù del contesto in cui si giocava) difficilmente avrebbero preso.
In altre parole la Virtus, nella sera del vernissage ufficiale davanti ad una platea sempre più giovane e ricca di rinnovato entusiasmo, ha sbalordito, stendendo la superfavorita del campionato e rivivendo l’indimenticabile notte dello scorso campionato quando a lasciarci le penne (seppur a stagione più inoltrata) fu la Montepaschi.
In quella circostanza, i bianconeri vissero soprattutto delle giocate di Koponen e Sanikidze e l’esaltazione fu grande.
 Vedere, però, che solo qualche mese più tardi, lucidità e spinta propulsiva te le forniscono ragazzi imberbi sui quali hai scelto di costruire non solo il presente ma anche, e soprattutto, il futuro fa toccare vette ad oggi ancora inesplorate nella pluriennale gestione Sabatini, discutibile finchè volete ma capace di mantener viva, ad una città troppo spesso abituata ormai a vivere lo sport non solo di vicende agonistiche, la voglia di sognare ed esaltarsi per le gesta dei propri beniamini sul parquet.

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