Andrea Tedeschi La V nera attende la ciliegina sulla torta

Incompleta, acciaccata ma fiduciosa. La Virtus si sente pronta, il debutto in campionato a Cremona è ormai alle porte e l’organico da puntellare con una scelta che non si può fallire (Bremer il nome vero, Acker il depistaggio), lascia ottimista coach Finelli, nonostante un precampionato avaro di successi per la V nera.
La squadra, spolpata sì in alcuni elementi cardine ma rimasta invariata nell’asse play-pivot titolare, ha cambiato pelle e, ad oggi, anche filosofia. Porta chiusa ai cloni dei vari Paunic, Lang o Werner di turno, largo invece ai vari Gaddefors, Moraschini, Landi e Fontecchio, per non parlare di un Imbrò al quale Finelli ha consegnato il timone del gruppo in tutta la preseason, attendendo sì il rientro di Poeta ma volendo da sùbito testare le (rilevanti) potenzialità del giovanissimo play siculo.
Hasbruock, Smith e Minard cercheranno intanto di non far rimpiangere Koponen, Sanikidze e Douglas Roberts. Un compito che riteniamo difficile ma non impossibile, semprechè l’ex ala di Montegranaro espressamente voluta dal coach trovi in fretta quella condizione fisica al momento troppo approssimativa e che l’ex fromboliere di Oldemburg distribuisca sui 40 minuti una maggior regolarità nelle sue giocate.
Se è vero, poi, che i bianconeri potrebbero rischiare di pagare spesso dazio coi rispettivi dirimpettai in materia di chili e centimetri, lo è altrettanto che la solidità e l’esperienza garantite dal duo Gigli-Rocca fanno gola e invidia a tanti.
Non c’è che dire: Bremer sarebbe la ciliegina sulla torta di un collettivo che (plasmato al risparmio rispetto alle ultime stagioni) poco avrebbe a quel punto da invidiare a squadre che non rispondessero al nome di Siena, Milano, Cantù e (forse) alla solida Sassari.
La Fondazione, inoltre, garantirà serietà e programmazione uniche nel suo genere, indispensabili per mettersi al riparo da sgradite sorprese che, negli ultimi anni soprattutto, hanno mietuto illustri vittime e generato problematiche al momento insormontabili per un movimento incapace di promuovere sè stesso (sarebbe bastato poco per uscire dall’infelice partnership con La7) e sempre in bilico fra sopravvivenza e default.

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