Andrea Tedeschi Bene la Virtus, ma Sabatini bacchetta male Biancoblù che taglia Drenovac?

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Stendendo una Pesaro ai limiti dell’imbarazzante (in bocca al lupo di cuore Zare, c’è da fare e..disfare), la Virtus esce dal tunnel e bissa il bel successo contro Roma, confezionando una buona recita di gruppo e mandando tutti i soliti noti a referto (arriverà presto il momento anche per gli imberbissimi Landi e Torriglia, schierati nelle ultime battute da Finelli).
Nessuna pietà per Markovski, l’ex coach bianconero giustamente accolto dagli applausi di un’Unipol Arena che non ha dimenticato uno dei principali artefici dell’ultima Virtus che conquistò la finale scudetto nel 2007. In seguito ai convenevoli di rito, però, a Bologna bastano dieci minuti di studio per riuscire a prendere il largo, scollinando la doppia cifra di vantaggio già alla pausa lunga (42-30). Ripresa senza storia, con i meriti dei bianconeri che si equivalgono (obiettivamente) alla miseria prodotta dai marchigiani, traditi per l’ennesima volta da un Hamilton che non vede l’ora di farsi cacciare (sarà accontentato nelle prossime ore) e dove i soli Crosariol e Cavaliero provano a far qualcosa per guadagnarsi la sufficienza.
Alla Virtus basta svolgere quel compitino su cui Claudio Sabatini, però, non le manda a dire nel post partita:” Pessima gara, vinta con facilità solo grazie ad un’avversaria imbarazzante”. Alla SNAI, forse, la ‘sfuriatina’ non era nemmeno quotata, considerando  prassi ultimamente assodata quella che vede il neo AD bianconero assumersi personalmente le responsabilità per le sconfitte più brucianti (vedi Caserta) dispensando invece richiami ed avvertimenti in seguito a serene scampagnate come quella di ieri. Della serie: ti attendi il bastone, eccoti la carota e viceversa. I tempi cambiano.. E crescono i soci della Fondazione, stamattina é stato annunciato l’ingresso di Camst.
Nuova sinfonia anche quella orchestrata (stavolta malamente) dalla Biancoblù, che cede il passo ad una Scafati superiore e lanciatissima (quarto sigillo consecutivo) nel contesto di una partita che (parimenti a quella della Virtus) ha davvero avuto poca storia. Rapide indicazioni, che non devono far passare in secondo piano il fatto che la classifica continui ad essere sontuosa e che fosse lecito aspettarsi le prime insidie di stagione: a) per l’ennesima volta coach Salieri manda un chiaro messaggio alla società partendo con un quintetto privo di stranieri (determinanti in questo campionato, i campani opponevano Mays e Slay!). b) Cutolo e Pecile, dopo aver tirato la carretta fino ad oggi, iniziano inevitabilmente a faticare e se è vero che Harris ne ha messi 25, stona quello 0 nella sua casella degli assist; c) Drenovac gettato nella mischia sul 52-80 è la dimostrazione che il giocatore (che rischia seriamente il taglio alla pari di Diviach) non meritava che gli venissero accostati, fin dal suo arrivo a Bologna, paragoni più ingombranti che stimolanti (leggi alla voce Bodiroga). Con tutto il rispetto e sebbene l’anagrafe giochi abbondantemente dalla sua parte, al momento l’unica cosa che può accomunare questo ragazzo al supercampione di Zrenjanin è il numero di lettere che ne compone il cognome…

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