Alberto Bortolotti
Un altro scontro diretto perduto
e il Bologna naviga nei bassifondi

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Cinque sconfitte in otto gare, otto formazioni diverse, un penultimo posto sostanziale, penalizzazioni a parte. In questi pochi e semplici numeri si sintetizza il – finora – poco meglio che disastroso campionato del Bologna. Nelle ultime quattro gare Alberto Gilardino – che forse oggi gol l’aveva fatto, va detto – ha bollato solo con il Catania ( doppietta, come a Roma ) e il Bologna ha messo insieme tre punti, perdendo due scontri diretti ( gli altri sono stati a Verona, perso, e in casa col Pescara: bilancio tragico, con le pari valore ) su tre match negativi. In tre solo partite ( su otto, ma la prima non l’ha giocata ) il bomber ha fatto gol, sarebbe un bottino più che egregio se la squadra avesse altre frecce al proprio arco ma non é ricchissimo se ci si aggrappa a lui come solo salvatore della patria.  Ed é la sensazione che dà il gruppo allenato da mister Pioli, vittima di troppe incertezze per potere essere paragonato, anche lontanamente, all’effetto balsamico dello scorso anno. L’equivoco della squadra di oggi, clamorosamente orfana dei suoi pilastri dell’anno scorso ( in ordine di importanza: Mudingayi, Ramirez, Gillet, gli altri dietro per distacco ), é rappresentato dall’anonimo e anomalo ruolo affibbiato a un abulico e anemico Alessandro Diamanti.  A Firenze e Cagliari il pratese – visto che un secondo trequartista affidabile in rosa non c’é, ma non esiste nemmeno un secondo mediano, evidentemente – é stato affiancato a Gila, spesso spalle alla porta, nella speranza – vana – di un dialogo fitto e fiorito. Se si pensa che é forse l’unico che dà del ” tu ” al pallone, sarebbe paradossalmente più comprensibile arretrarlo a playmaker o mezzala che non estraniarlo dalla manovra. Infatti l’ingresso di Gabbiadini, uno vivace e sfrontato, e la ricollocazione di Alino a suggerire, ha corrisposto a una fase inefficace ma non improduttiva. Sperabile che il tecnico rinsavisca in vista del ” ciclo terribile ” fatto di Inter, Juve, Udinese. Anche se, con avversari di quel calibro, gli stimoli arrivano da soli, di solito. Da segnalare, per chiudere, la prestazione pallida di Pazienza e Taider e il buon brio di Antonsson, gol a parte. Per il momento, vale la massima bartaliana: ” é tutto sbagliato, é tutto da rifare “.

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