Alberto Bortolotti
Lascia Roversi Monaco, Fondazione e città orfane
i suoi eredi dovranno pensare al Dall’Ara

Leggendo su Repubblica il resoconto della serata di ” commiato ” di Fabio Alberto Roversi Monaco dalla ” sua ” Fondazione, mi sono venute immediate tre riflessioni: 1) Non essendo il sottoscritto presente tra gli 800 invitati, é evidente che, in un’ipotetica graduatoria cittadina, la mia collocazione parte dall’801esimo posto, in giù ; 2) Tra il ruolo di Rettore, prima, e quello di Presidente della Fondazione Carisbo, Roversi é stato il ” dominus ” della città per quasi 30 anni, dall’85 al 2012; 3) Purtroppo il suo intervento nello sport é stato ” monco “, lo ha detto lui stesso lunedì sera.

Ora, debbo fare rigorosamente una premessa. Alla larga, faccio parte della sua squadra, quindi sono in conflitto d’interessi e non posso essere del tutto equanime, anche se mi sforzo. Da due anni sono infatti, per scelta di Mauro Checcoli, Presidente – allora: oggi é Gianandrea Rocco di Torrepadula – della Virtus spa ( a maggioranza Fondazione Carisbo ), membro del cda Virtus dopo l’operazione di salvataggio che la Fondazione ha effettuato nei confronti di un’area centrale e cruciale per il verde sportivo, quella tra le Vie Galimberti e Valeriani, che include otto campi da tennis, uno da ” baskettino “, una pista da atletica, campo da calcio ( con calcio a 7 in sintetico ), edifici, piscina, tribune, ecc. ecc. L’area é della Fondazione che la sta ristrutturando ( abbiamo appena abbattuto la tribuna pericolante su Via Valeriani , stava lì dal ’25 ma non aveva nessun valore architettonico e soprattutto poteva crollare da un minuto all’altro ), la Virtus Tennis, classica a.s.d., ne é il conduttore ( e io un socio, oltre che un – piccolo – azionista della Virtus spa ).

Torniamo alla incompletezza del progetto sportivo coltivato in Via Farini. La devastante crisi economica ha colpito l’idea ” forte ” di Roversi, ovvero acquisire, oltre alla Virtus, il CRB e lo Sterlino. Semplicemente, la Fondazione ha visto ridursi fortemente i dividendi provenienti da Intesa San Paolo e le risorse non ci sono più state. Acquisire i summenzionati centri sportivi non è solo comprarne le quote, é investire denaro per ri-renderli vivibili e funzionali. Sarebbe stato bello, suggestivo, avrebbe dato un’idea di ” continuità ” in città – Dio solo sa quanto ce n’é bisogno – ma ora é solo un rimpianto.

Una piccola critica il Prof. me la consentirà, e la sintetizzerei in ” una pala d’altare – magari – in meno, un canestro in più “. Intendiamoci: é stato spettacolare, per esempio, per me ( minghettiano ) vedere il recupero di San Giorgio in Poggiale, rudere inutile fino a pochi anni fa a lato del mio liceo. Però lo sport ha un valore sociale che la pure emozionante contemplazione di un’opera d’arte non può avere.

Ecco, agli eredi di Roversi, che temo non saranno sognatori e ” avanti ” come lui, affiderei un compito. Lo stadio Dall’Ara. Tra dieci anni sarà IL problema della città. E’ in un luogo storico, sotto il Colle della Guardia, dove fu fucilato Ugo Bassi, sacerdote e patriota ottocentesco, nato a Cento. E’ un monumento di pregio, per quanto deturpato dalla ferraglia verde dei ladroni di Italia ’90. Per renderne possibile la costruzione, la Bologna degli anni ’20 fece sacrifici. Se non ci pensano una o più Fondazioni, fa una brutta fine.

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