Alberto Bortolotti Il crollo dello sport bolognese e gli sviluppi all’interno del CONI

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La realtà territoriale petroniana non conta molto, purtroppo, nello sport. Nonostante le grandi tradizioni del passato ( una squadra di calcio che ha dominato il mondo in epoche eroiche, tornando poi  alla ribalta tra gli anni ’60 e la stagione di Baggio; due squadre di basket tra le migliori d’Europa, come solo Atene ha avuto in coppia, una con bacheca onusta di gloria, l’altra che ha vissuto dieci anni d’oro; un circuito auto-motociclistico a 30 km. dalle Due Torri in cui si sono esibiti gli assi più celebrati; una polisportività diffusa e ricchissima che ha prodotto medaglie di pregio in serie tra gli autoctoni e gli importati; la presenza di una stampa di settore che tra Stadio, Carlino, Guerino, Auto/Motosprint, Rombo, Match Ball, Superbasket ha ospitato le firme più prestigiose  ) il presente è stretto in impiantistica scalcinata ( con un solo contenitore di livello, Unipol Arena, molto più vocato allo show che non allo sport dal proprietario, il quale trova più soddisfazioni nei sipari che non nelle aree dei tre secondi, e vai a dargli torto… ), castrazione di ogni spirito imprenditoriale e manageriale, quindi assenza di ambizioni, miseri calcoli di sopravvivenza, poi tifoserie appassionate ma divise, quando non spaccate ( il mai risolto caso Fortitudo, che si trascinerà ancora per diversi lustri ), e media “ buonisti “, o distratti, oppure nati imparati – uno dei difetti dei giornalisti…-, ovvero impegnati a coniugare il pranzo con la cena, salve eccezioni ben individuate, alcune elogiabili, altre meno.

Ecco, in questo contesto si perde uno dei pochi, ultimi punti di riferimento dello sport territoriale. Beh, per la verità se ne perdono due, l’incomprensibile soppressione dell’ente Provincia, un soffietto alla perniciosa voglia di modernità, lascia a piedi l’assessore Pondrelli, proveniente da altro settore ma persona di buon senso che ha proseguito una linea di continuità di “ deputies “ all’altezza.

Soprattutto se ne va l’instancabile e onnipresente Renato Rizzoli, per 12 anni il CONI a Bologna, creatore delle Bologniadi e di mille altre iniziative che hanno tenuto vivo lo sport petroniano nonostante crisi economica e amministrazioni…talvolta poco sensibili o preparate, mettiamola così, le esigenze di coalizione hanno prodotto anche assessori improbabili. La spending review del Foro Italico ha tagliato le province e zac, adesso il territorio non lo presidia più nessuno.  Bello? Per nulla, anzi speriamo che la furia iconoclasta di questo periodo cessi presto.

Pensare a quel che era Bologna e a quel che è mette una malinconia pazzesca, anche nello sport. Dall’Ara e PalaDozza sarebbero, anzi sono, contenitori straordinari per bellezza architettonica e fruibilità. Ero a cena qualche sera fa al Foro Italico, sotto Monte Mario, Stadio Olimpico alle spalle, Tevere a un passo e Cupolone illuminato emanante magia.  Bello, molto, ma non è che San Luca sia tanto peggio.

E’ che Roma ha un altro passo, non solo e non tanto per ragioni di storia e ampiezza urbana. Giovanni Malagò, pretendente alla carica di Presidente CONI, runner up del favorito Pagnozzi ( il quale fa bellamente campagna elettorale dallo scranno di segretario, insomma, Pescante in condizioni analoghe si dimise…) , mette in piedi una convention elettorale all’Auditorium con 2000 invitati, Fiorello e Pino Daniele a reggere la scena. Un siculo e un napoletano, ok, romani importati, scelti non a caso, immagino. Malagò punta, un po’ come Renzi verso Bersani, sulla “ rottamazione “ di un certo modo di reggere lo sport italiano. E sulla periferia. Pagnozzi – sabato era a Bologna – è l’usato sicuro, il conoscitore della macchina centrale. Però le quote al betting sono strette, c’è un favorito ma non un vincitore designato. Per le capitali dello sport, come é la nostra città, sarebbe fondamentale l’attenzione del futuro boss sugli impianti. Si proseguisse nella vertiginosa china discendente di adesso, tra 10 anni l’unico modo di muoversi sarà nei parchi, peraltro poco illuminati. I luoghi chiusi rischieranno di cascare a pezzi.

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