Alberto Bortolotti I ricordi e l’attualità rossoblù: un surreale decalogo giornalistico da sottoporre ad Alfeo e Marcello

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Mi é venuto in mente qualche giorno fa che novembre é il mese del ricordo, tanto é vero che c’é la ricorrenza dei morti. Ho un’età per la quale vado spesso indietro con la mente, e avendo una storia personale e familiare intimamente connessa con lo sport, é chiaro che tanti spunti riguardano quella che é stata, e in parte é ancora, la mia passione, ma é soprattutto la mia professione. Così, a flash, mi sovviene una foto in braccio a Pascutti all’Antistadio ( persa, purtroppo ), avrò avuto tre anni, una visita a Roma a casa di Pietrangeli, sempre inizio anni ’60, l’algida eleganza di Arthur Ashe al Palasport o il successo con le donne dell’invidiatissimo Yannick Noah, un Alberto Tomba giovanissimo seduto sul muretto antistante gli studi di Telecentro alla Ponticella, Sugar Richardson che vuole assolutamente vincere il trofeo per l’mvp dell’All Star Game al PalaEur ( e io ” aggiusto ” le votazioni per accontentarlo ), Helmut Haller che, andando da Palazzo d’Accursio alla Braseria, si cruccia della salute di Giacomino, le prese del Bulgaro, mio allenatore in una partita benefica a Monzuno, che mi voleva cursore sulla fascia e pretendeva delle sovrapposizioni. Mi vengono soprattutto in mente i miei maestri professionali, mio papà e mio zio, anzi tutto, e Giulio Cesare Turrini, grande firma di Stadio prima e Carlino poi ( Bologna é stata una spettacolare fucina  di giornalismo ). E poi i miei splendidi compagni di viaggio, che non ci sono più, Alfeo Biagi e Marcello Sabbatini.  Alfeo era un amico di famiglia, collega dei miei, che mi fu proposto dalla Cesenate corse al trotto, titolare di Telecentro, e che mi sono trovato al mio fianco costruendo dal nulla una – immodestamente – grande coppia, io il giovane saggio e lui l’anziano fuori dal coro. Se non ci fosse stato lui, il Pallone Gonfiato sarebbe stata una trasmissione come tante altre, Biagi la rese centrale nel palinsesto dei bolognesi. Memorabili le sue intemerate da una sedia gestatoria rossa – e calzini rossi -. Marcello Sabbatini fu trascinato in tv da Mario Poltronieri e lo sostituì, nel mio cuore di amico e discepolo, in quanto – come Alfeo – grande animale televisivo, prima al Processo al Gran Premio e poi a Rombo Tv. Un autentico signore, fertilissimo nelle idee, sempre contro e di grande onestà intellettuale. E un conoscitore profondo del mondo dei motori. Ho imparato tanto, e rievocavo questi precetti mercoledì sera a una riunione del Rotary Bologna Nord, in cui ho tratteggiato le peculiarità del mondo televisivo locale e nazionale relativamente allo sport, finendo poi, come sempre, a parlare del Bologna e riscontrando come anche in quell’ambiente ci sia grande perplessità sulle scelte sportive e non dell’attuale dirigenza del Bologna. Voglio chiudere con un divertissement carinissimo tratto dal Forum rossoblù, scritto dall’utente Pol Faber, una sorta di decalogo ironico del giornalista  che deve e vuole piacere alla tifoseria. Se sta in quei binari, bene, se ne deraglia diventa un asino. Nel sottoporvelo, sottolineo che avrei voluto mostrarlo ad Alfeo e Marcello, e vi lascio immaginare le prevedibili risposte. Alla loro epoca ognuno faceva il suo mestiere…

” Per essere un bravo giornalista/opinionista/conduttore, devi

1)-  Aprire ogni puntata radio o tv con un “Guaraldi vaff…” 2)-  Ripetere a intervalli regolari che solo con Pioli ci si salva 3)-  Ripudiare l’amicizia con Colomba 4)-  Accendere un cero a Ramirez ogni giorno 5)-  Nominare il forum come tua unica fonte attendibile 6)-  Avere almeno un rapporto orale con Righi 7)-  Copiare le pagelle di Pignaca 8)-  Non andartene mai prima dei cori contro la società
9)-  Scagliarti contro il centro tecnico e/o lo stadio a prescindere 10)- Dire che si va in B (o in c, dipende dalla categoria in cui si gioca) ad ogni inizio stagione “.

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