Adalberto Bortolotti
Il maestro ricorda il campione scomparso:
forti come Haller ne ho visti pochi

cesare natali
Bologna, operato Natali intervento ok, torna tra 4-6 mesi
11 ottobre 2012
camminare
A Bologna la prima
Giornata del camminare
12 ottobre 2012
bortolotti01g

Dopo Bulgarelli, il favoloso Bologna dell’ultimo scudetto perde anche Helmut Haller, che con Giacomo ha formato la più forte coppia di mezzeali della moderna storia rossoblù. Helmut era già un campione affermato, a livello internazionale, quando Dall’Ara riuscì a catturarlo con un geniale anticipo sugli squadroni metropolitani che gli davano la caccia. Forse anche per questo, restò sempre nel cuore del presidente, pronto a perdonargli le esuberanze di un carattere che lo portava facilmente sopra le righe, in campo e fuori. A Bologna, nel modulo offensivo di Fulvio Bernardini, 

 Haller trovò il suo ambiente naturale. Con Giacomo e Romanino Fogli diede vita a un centrocampo  di sublime creatività, integrato dagli intelligenti rientri di Perani, a supporto dalla micidiale coppia d’attacco Nielsen-Pascutti. Haller giocava a tutto campo, illuminando la sua potenza con lampi di pura genialità. Faceva segnare, ma marcava egli stesso il tabellino: non a caso, nel Mondiale del 66  che la sua Germania contese all’Inghilterra, battuta solo da un gol fantasma, Helmut fu il secondo  tiratore scelto del torneo, allle spalle del torrenziale portoghese Eusebio.

 Era peraltro, quello, il suo momento d’oro. A Bernardini, dopo l’effimera parentesi Scopigno, era  subentrato Luis Carniglia, argentino amante del bel gioco e della tecnica pura. Ricordo una partita  amichevole a Barcellona, che il Bologna disputò a ranghi ridotti per il corposo apporto che allora regalava alla Nazionale. In una squadra di ragazzini, nella maestosa cornice del Camp Nou, Haller giocò a livelli stratosferici, in pratica da solo contro i campioni catalani alcompleto. Il Bologna perse, ma fu per  Helmut l’ovazione più fragorosa. Alla sera, Carniglia mi procurò un’intervista con il grande Alfredo Di Stefano, che stava chiudendo la carriera nell’Espanyol dopo i fasti col Real. Di Stefano mi disse: “Se  permette la prima domanda gliela faccio io: ma come fate in Italia a entusiasmarvi per Suarez, quando  avete la fortuna di poter ammirare ogni domenica quel formidabile tedesco che ho visto giocare oggi?”

 Per sanare il bilancio prima di lasciare la carica, il presidente Goldoni cedette Haller alla Juventus, nel 

 1968. Lo consideravano in declino, fece in tempo a vincere altri due scudetti. E però Bologna gli era

 rimasta nel cuore e non perdeva occasione per tornarvi e animare goliardiche rimpatriate. Non credo di  averne visti molti, di giocatori come lui.

  

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.